INVITO

Frontespizio dell'edizione del 1588

 



Gentile Giovan Battista Della Porta, si dice, e lo si intuisce dai tanti libri che ha scritto, che Lei sia affetto da grafomania ovvero tendenza patologica a scrivere molto e spesso, anche senza effettiva necessità. Data questa premessa mi viene malizio- samente da chiederLe, tramite sua pro-nipote Donatella, anch’essa non a caso grafomane, se il trattato in otto libri sulla proprietà delle piante che Lei chiama Phytognomonica, lo abbia scritto per le altrui o per la Sua patologia? Con affetto.

Paolo della Bella

 

Perché il mio forse-avo Giovan Battista, definito «mago e scienziato», ha scritto ben otto libri sulla proprietà delle piante? Provo ad immaginarlo, da forse-pronipote che ha saputo da poche settimane della sua esistenza (da una voce simpatica che al telefono mi ha detto «Ho un negozio di fiori, ma non voglio venderle niente… Solo sapere se lei è per caso parente di Giovan Battista, nato nel 1535 e morto nel 1615…»). Da grafomane anche io, credo che Giovan Battista lo abbia fatto un po' per se e un po' per gli altri. Per sé, certamente, per il gusto di, innanzitutto di capire, poi comunicare entusiasmo, forse anche un po' di manipolare, in senso buono, la realtà esterna. C'è anche da dire che, probabilmente, qualche volumetto ben ci vuole per articolare un discorso convincente su un argomento come la Phytognomonica che spazia, mi par di capire, dalle affinità tra mondo animale e mondo vegetale al loro significato  profondo come «segnali di virtù e malvagità».
Ma credo proprio che il mio forse-prozio amasse anche, pure questa caratteristica di famiglia, le imprese difficili che potessero servire a migliorare il mondo e tra «inalzar le acque per forza dell'aria» o «condur i fiumi dalle basse valli per le altissime cime dei monti» e trasformare l'Italia in un paese “normale” forse, forse tanta differenza… non c'è. Infine mi piace pensare che Giovan Battista fosse anche lui ecologista convinto: scriveva sulle piante perché le piante gli piacevano, e sperava, dimostrandone l'utilità per gli uomini, di salvarle da quella che lui già percepiva come una bramosia, quella sì folle, di dominare la natura, cambiarla, distruggerla, di far prevalere, come diceva lui, la «mecanica» sullo spirito. Mi sembra proprio che questo amore per la natura fosse palpabile nel suo giardino di curiosità botaniche, raffigurate nelle sue tavole belle e inquietanti. Credo che Giovan Battista, astrologo e alchimista, avrebbe risposto così.

  Donatella Della Porta

 

della bella & della porta - Phytognomonica n.3,  2000

della bella & della porta - Phytognomonica n.3,  2000                                                                    della bella & della porta - Phytognomonica n.8,  2000

 

                     della bella & della porta - Phytognomonica n.5,  2000                                                             della bella & della porta - Phytognomonica n.7,  2000                     


 
       L’anima misteriosa delle piante curerà tutti i mali del mondo

    “Farsi mordere” dalla gentile ruvidezza delle foglie di pino selvatico o di scabioso, o dalla purezza angelica del giglio, piante e fiori le cui foglie ricordano lontanamente la squamosa .pelle dei serpenti. Oppure “farsi pungere” dall’affusolato petalo di.comino, di forma arcuata e arrotolato a spirale, o dai minacciosi spigati selvatici, che assomigliano tanto al, pungiglione di un pericolosissimo scorpione. Oppure ancora se si preferisce, usar come pettine per tutti i nodi insoluti della vita lo stelo a lisca di pesce di quelle stesse piante che un minuto prima avevano risvegliato in noi le forme del serpente. Tutto questo è la Phytognomonica, una “scienza” che, per Giovan Battista della Porta (alchimista e astrologo a cavallo tra il 1500 e il 1600) era la risposta ai mali del mondo. Una disciplina che oltre a ciò pretendeva di studiare la personalità umana in rapporto alla rassomiglianza con le piante... Ogni male un fiore, o una pianta. Ogni fiore una bizzarra illustrazione rimasta sepolta per 400 anni nelle fantasie di maghi e stregoni. Fino a ieri, quando il loro secolare sonno è stato risvegliato da uno scrittore/pittore dei nostri giorni, Paolo della Bella. Autore, insieme a Paolo Albani, del libro Forse Queneau. Enciclopedia delle scienze anomale edito da Zanichelli, Paolo della Bella si è talmente appassionato alla materia da volerne riprodurre le illustrazioni.  Stilizzate, stereotipate, molto più simili a modelli paleocristiani piuttosto che rinascimentali: ne ha tratto 10 opere, 10 quadri esposti nell’amazzonica atmosfera di Floralia, un negozio di decorazioni floreali, “invece che esporle in una galleria d’arte” come ci spiega lo stesso autore. 
Il titolo della mostra è Della Bella visita Della Porta, un bel gioco di parole, in attesa che quel serpente, quello scorpione e quella lisca di pesce siano pronti a stupirci coi loro effetti speciali.  

                                                                                       Edo. Se. (Il Corriere di Firenze 24.10.00)

 
 

IN MOSTRA A FIESOLE
Il pittore Paolo della Bella ha ridato vita alle
illustrazioni dell’arte inventata da Della Porta

Quel giglio sembra un pesce:i misteri della phytognomonica

  di Guido Guidi Guerrera
 

E Paolo della Bella conobbe Giovan Battista Della Porta che per sua sfortuna non ebbe mai a conoscere la sua “forse” discendente Donatella. E in questo gioco di ricami onirici, di intuizioni ai limiti del magico dalle coincidenze mirabili, fra assonanze di cognomi, incontri acasuali e incastri felicemente fatali, un maestro vecchio e uno nuovo entrambi strabilianti per poliedrico virtuosismo si incontrano. Il risultato è la riesumazione di una scienza arcaica morta e sepolta che suona nel nome come una filastrocca difficile da pronunciare: phytognomonica. Uno dei tanti artifici linguistici mediante i quali il celeberrimo Della Porta riusciva a definire nei suoi libri di “magia naturale” le doti segrete e mutagene dei metalli oppure certe assonanze tra il mondo degli animali, quello delle piante e gli esseri umani. Una branca importante di questo studio ha fatto da perno a quella pseudoscienza chiamata “fisiognomica” che era stata trattata dallo studioso sotto il profilo zoomorfico, ovvero scoprendo in un volto le analogie con determinati animali. Ipotesi divertente, non priva di fondamento empirico, che si è rivelata non solo punto di partenza per gli studi evolutivi della moderna “psicomorfologia” ma ha rappresentato specialmente un perfetto background di speculazione popolare. Ma il nostro, animato dalla niente vulcanica ed eclettica dell’alchimista e dell’uomo di conoscenza tipico dell’uomo post rinascimentale, aveva sviluppato anche un altro curioso metodo di indagine definito appunto phytognomonica in un trattato del 1583. Esistono tre tipi di aconito, spiega Della Porta nelle didascalie ai suoi disegni: uno di Plinio, simile a un gambero, un secondo di Discoride e il terzo di Teofrasto dalla radice perfettamente uguale a uno scorpione intero. Poi le “lunarie” somiglianti realmente a falci di luna oppure il pino, il giglio e la  scabiosa, che per la loro squamosità sono messi in relazione con i pesci ed i serpenti. Paolo della Bella, pittore, scrittore, uomo neorinascimentale animato sempre da oraziana “sana curiositas” nello stilare con l’amico Paolo Albani l’originalissimo dizionario di scienze anomale   Forse Queneau per Zanichelli è rimasto folgorato dalla personalità di quell’avo virtuale. Così non solo ha deciso di ridate vita e colore a dieci di quelle antiche illustrazioni mediante un’arte rigorosa e puntigliosamente attenta, ma ha cercato nell’incontro e con Donatella Della Porta. nota storica fiorentina, i segni certi di un consenso definitivo e voluto dal destino. Con una certezza: la mostra “DELLA BELLA visita DELLA PORTA” in corso a Fiesole fino al diciassette (la cabala perseguita) del prossimo gennaio nei locali de “Il Segnalibro”, dopo essere stata ospitata per circa un mese da “Floralia” a Firenze.

                                                                                                           La Nazione / Il Resto del Carlino 14 dicembre 2000

 


 
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