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Perché il mio forse-avo Giovan Battista, definito «mago e scienziato», ha scritto ben otto libri sulla proprietà delle piante? Provo ad immaginarlo, da forse-pronipote che ha saputo da poche settimane della sua esistenza (da una voce simpatica che al telefono mi ha detto «Ho un negozio di fiori, ma non voglio venderle niente… Solo sapere se lei è per caso parente di Giovan Battista, nato nel 1535 e morto nel 1615…»). |
Donatella Della Porta |
della bella & della porta - Phytognomonica n.3, 2000 tecnica mista su tela - 65x50 |
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“Farsi mordere” dalla
gentile ruvidezza delle foglie di pino selvatico o di scabioso, o dalla
purezza angelica del giglio, piante e fiori le cui foglie ricordano
lontanamente la squamosa .pelle dei serpenti. Oppure “farsi pungere”
dall’affusolato petalo di.comino, di forma arcuata e arrotolato a spirale,
o dai minacciosi spigati selvatici, che assomigliano tanto al, pungiglione
di un pericolosissimo scorpione. Oppure ancora se si preferisce, usar
come pettine per tutti i nodi insoluti della vita lo stelo a lisca di
pesce di quelle stesse piante che un minuto prima avevano risvegliato
in noi le forme del serpente. Tutto questo è la Phytognomonica,
una “scienza” che, per Giovan Battista della Porta (alchimista e astrologo
a cavallo tra il 1500 e il 1600) era la risposta ai mali del mondo.
Una disciplina che oltre a ciò pretendeva di studiare la personalità
umana in rapporto alla rassomiglianza con le piante... Ogni male un
fiore, o una pianta. Ogni fiore una bizzarra illustrazione rimasta sepolta
per 400 anni nelle fantasie di maghi e stregoni. Fino a ieri, quando
il loro secolare sonno è stato risvegliato da uno scrittore/pittore
dei nostri giorni, Paolo della Bella. Autore, insieme a Paolo Albani,
del libro Forse Queneau. Enciclopedia
delle scienze anomale edito da Zanichelli, Paolo della Bella si
è talmente appassionato alla materia da volerne riprodurre le
illustrazioni. Stilizzate, stereotipate, molto più simili
a modelli paleocristiani piuttosto che rinascimentali: ne ha tratto
10 opere, 10 quadri esposti nell’amazzonica atmosfera di Floralia, un
negozio di decorazioni floreali, “invece che esporle in una galleria
d’arte” come ci spiega lo stesso autore. Edo. Se. (Il Corriere di Firenze 24.10.00) |
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IN MOSTRA A FIESOLE
Quel giglio sembra un pesce: i misteri della phytognomonica
E Paolo della Bella conobbe Giovan Battista Della Porta che per sua sfortuna non ebbe mai a conoscere la sua “forse” discendente Donatella. E in questo gioco di ricami onirici, di intuizioni ai limiti del magico dalle coincidenze mirabili, fra assonanze di cognomi, incontri acasuali e incastri felicemente fatali, un maestro vecchio e uno nuovo entrambi strabilianti per poliedrico virtuosismo si incontrano. Il risultato è la riesumazione di una scienza arcaica morta e sepolta che suona nel nome come una filastrocca difficile da pronunciare: phytognomonica. Uno dei tanti artifici linguistici mediante i quali il celeberrimo Della Porta riusciva a definire nei suoi libri di “magia naturale” le doti segrete e mutagene dei metalli oppure certe assonanze tra il mondo degli animali, quello delle piante e gli esseri umani. Una branca importante di questo studio ha fatto da perno a quella pseudoscienza chiamata “fisiognomica” che era stata trattata dallo studioso sotto il profilo zoomorfico, ovvero scoprendo in un volto le analogie con determinati animali. Ipotesi divertente, non priva di fondamento empirico, che si è rivelata non solo punto di partenza per gli studi evolutivi della moderna “psicomorfologia” ma ha rappresentato specialmente un perfetto background di speculazione popolare. Ma il nostro, animato dalla niente vulcanica ed eclettica dell’alchimista e dell’uomo di conoscenza tipico dell’uomo post rinascimentale, aveva sviluppato anche un altro curioso metodo di indagine definito appunto phytognomonica in un trattato del 1583. Esistono tre tipi di aconito, spiega Della Porta nelle didascalie ai suoi disegni: uno di Plinio, simile a un gambero, un secondo di Discoride e il terzo di Teofrasto dalla radice perfettamente uguale a uno scorpione intero. Poi le “lunarie” somiglianti realmente a falci di luna oppure il pino, il giglio e la scabiosa, che per la loro squamosità sono messi in relazione con i pesci ed i serpenti. Paolo della Bella, pittore, scrittore, uomo neorinascimentale animato sempre da oraziana “sana curiositas” nello stilare con l’amico Paolo Albani l’originalissimo dizionario di scienze anomale Forse Queneau per Zanichelli è rimasto folgorato dalla personalità di quell’avo virtuale. Così non solo ha deciso di ridate vita e colore a dieci di quelle antiche illustrazioni mediante un’arte rigorosa e puntigliosamente attenta, ma ha cercato nell’incontro e con Donatella Della Porta. nota storica fiorentina, i segni certi di un consenso definitivo e voluto dal destino. Con una certezza: la mostra “DELLA BELLA visita DELLA PORTA” in corso a Fiesole fino al diciassette (la cabala perseguita) del prossimo gennaio nei locali de “Il Segnalibro”, dopo essere stata ospitata per circa un mese da “Floralia” a Firenze. La Nazione / Il Resto del Carlino
14 dicembre 2000 |
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